Il mio primo approccio con le lingue è avvenuto con un grembiulino blu e uno zainetto Invicta sulle spalle, in prima elementare.
Ricordo mia madre, giovanissima, che dopo la scuola mi sorprese con una videocassetta di Magic English. Lei non ha mai studiato l’inglese e forse proprio per questo ha insistito affinché io lo imparassi sin da piccola. Non ha dovuto sforzarsi tanto dopotutto, l’inglese a me è sempre piaciuto.
E così, tra Aladdin e il Re Leone, imparavo le mie prime parole in inglese. Non sapevo ancora che dopo quindici anni quella lingua sarebbe diventata indispensabile per i miei viaggi.
Perché si sa, le lingue sono il collante nel mondo. Sono il passepartout, la chiave per socializzare all’estero, per conoscere nuove culture, per aprire la mente.

Devo all’inglese alcune tra le più belle esperienze della mia vita, tra le più recenti il TBEXAsia dove ho conosciuto blogger provenienti da tutto il mondo. Incredibile come siamo riusciti a superare le barriere linguistiche creando un rapporto confidenziale, ridendo, scambiando battute. Dopo la timidezza iniziale siamo riusciti a rompere il ghiaccio stringendo una vera amicizia. Con alcuni di loro sono ancora in contatto e stiamo già organizzando un nuovo incontro. Senza una lingua “passepartout” questo non sarebbe stato possibile.

Qualche tempo fa M., una ragazza con cui ho stretto un bellissimo rapporto (per ora solo virtuale), mi ha scritto sulla mia pagina Facebook chiedendomi come avessi fatto a imparare l’inglese. Lei avrebbe tanto voluto viaggiare senza porsi alcun limite ma la scarsa conoscenza dell’inglese ha sempre rappresentato un grosso ostacolo, l’ha sempre terrorizzata. Dopo qualche tempo mi ha scritto nuovamente per confidarmi che, con un po’ di coraggio, sarebbe partita per un viaggio studio, per unire l’utile al dilettevole: l’apprendimento di una nuova lingua a un’elettrizzante esperienza fuori. Lei dice che io, con i miei post, l’ho spronata a mettersi in gioco e superare i suoi limiti. A dirla tutta io non credo di aver fatto nulla di speciale. A dirla tutta sono io ad ammirarla.

Col passare dei mesi ho scoperto che molta gente soffre della stessa paura. A tutti loro voglio consigliare la stessa esperienza di M.
Perché quando davvero si desidera qualcosa, ogni limite può essere superato.
E allora perché non osare, perché non mettersi in gioco?
Se non sapete da dove partire, vi consiglio di dare un’occhiata a mlaworld.com, un tour operator che permette di organizzare vacanze studio per i ragazzi includendo un corso di lingua con insegnanti madrelingua. Si può decidere liberamente se alloggiare in un college oppure in famiglie del posto, vivendo la quotidianità, immergendosi nella mentalità della meta selezionata. Tra le varie destinazioni vi sono numerosissime città dell’Inghilterra, della Scozia, oltre che l’Irlanda, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, la Spagna e la Francia. Un’esperienza del genere a mio avviso perfeziona la lingua e al tempo stesso ha un valore aggiunto: permette di vivere un viaggio non da turista, ma da local. Anche gli adulti possono provare un’esperienza simile optando per viaggi individuali personalizzabili – sfruttando anche la possibilità di conseguire le una delle certificazioni linguistiche riconosciute a livello internazionale.
La vita è solo una. E credo che questo sia un buon motivo per viverla fino in fondo, senza limiti né rimpianti. Se gli ostacoli possono essere superati, perché non farlo?

[A proposito. Sto convincendo mia madre a rimettersi in gioco e imparare l’inglese. Non è mai troppo tardi.]

written by Pensieri in viaggio di Manuela Vitulli

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